Storia di un pallone quasi sgonfio

Estate rovente quella che si paventa nel calcio. Le alte temperature di queste ultime settimane sono ben poca cosa rispetto a quelle che si registra nel circo del calcio dilettantistico in Calabria.

Società blasonate che rischiano seriamente di arrendersi e porre fine ad anni di prestigiose militanze. Il pallone con la giusta pressione vola sui campi, erba o terra battuta che sia, disegna parabole e traiettorie al limite della fisica, nutre i commenti della settimana al “bar dello sport”, accende entusiasmi o fomenta delusioni.

Il pallone che oggi invece è nel prossimo futuro di qualche squadra è quasi sgonfio, senza vita, sporco, statico e forse stanco. Compiere il semplice e naturale gesto di rotolare pare essere un’impresa eroica, un pallone senza anima che rischia di cancellare sogni e speranze del mondo “ultrà”, facendo diventare “deserto” le varie tribune dei campi sportivi.

E succede che questo maledetto pallone sgonfio diventi simbolo di disfatta, di resa. Si cerca in extremis di di rianimarlo. Le società, ormai strenuamente provate soprattutto economicamente, lo consegnano alle amministrazioni politiche del proprio territorio (su tutte FC CALCIO ACRI, ASD CASTROVILLARI CALCIO, ASD BOVALINESE). Atre pronte a cedere i meriti sportivi (che poi comunque, di fatto, sanciscono la fine; cedere un titolo è quasi come un funerale con carrozza e cavalli, ma sempre funerale resta). Tante che, attraverso i social, chiedono aiuto ma che praticamente sono davanti al portone del Palazzo di Città per rimettere le sorti della propria società nelle mani del Sindaco.

Forse l’idea più lodevole potrebbe rivelarsi un pallone unico per un comprensorio (ASD ROCCELLA sulla propria pagina ufficiale propone un sondaggio), rimanendo comunque solo una ipotesi, concedendo a tutti il diritto di avere una propria rappresentanza calcistica territoriale.

Maledetti bilanci, pesanti e ingombranti nella colonna delle spese, mal preventivate. Se al rigo “rimborsi atleti” l’incidenza sul totale ammonta ad oltre il 70% significa che qualcosa non và. Le norme lo vietano, nel caso dei dilettanti, ma il semplice rimborso a volte supera “onorati stipendi”, non regolati e a cui potrebbe essere posto un freno. Se per i tecnici, sempre dilettanti, esiste un contratto con un minimo ed un massimo di  guadagno garantito, stesso principio potrebbe essere regolato per gli atleti che sarebbero gestiti meglio e a loro volta potrebbero avere ampie garanzie di incasso. Troppo complicato? Forse, intanto le società sono in sofferenza e gli atleti ne trovano un’altra.

Entrate, voce scarsa per contenuto e forma. Ipotesi mai verificate, promesse non mantenute, sponsor di quà e sponsor di là, contributi vari ma in sostanza solo fumo. Una sana rendicontazione finale dovrebbe portare ad un risultato di pareggio tra le voci, premiando una gestione sana ed oculata. Se oggi per alcuni il pallone è sgonfio forse la chiave di lettura è proprio questa. Una gestione “garibaldina”, magari gravante solo su una unica risorsa, o quasi, determina a lungo andare la fine dei giochi.

La speranza è che possa essere solo un momento di difficoltà, che si riesca a trovare una soluzione, che il pallone sgonfio ormai prossimo all’uso riprenda la propria funzione. Magari facendo tesoro degli errori commessi nel passato e pensando al futuro con umiltà e programmazione. 

Franco Sangiovanni

 

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