TOKYO 2020: cerimonia apertura dei giochi

Con una cerimonia sobria ma ricca di messaggi di speranza si è aperta a Tokyo la 32° Olimpiade. Attenzione alla parità di genere e nessun fan sugli spalti, la tennista Naomi Osaka ultima tedofora ad accendere il braciere olimpico.

Dall’inviato a Tokyo PASQUALE GOLIA

Lunga ma non per questo noiosa; sobria ma non meno coinvolgente; poco scenografica ma ricca di messaggi per il futuro: la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Tokyo, andata in scena nella notte del 23 luglio nel National Stadium ( nel pomeriggio in Italia) ha inaugurato ufficialmente le 32° Olimpiadi della storia che rimarranno, comunque, nella leggenda dello sport poiché posticipate di un anno a causa della pandemia da Covid-19.

SOLO 900 INVITATI SUGLI SPLALTI DELLO STADIO DI TOKYO Sugli spalti del nuovo  stadio di Tokyo, costruito sulle  macerie del vecchio impianto che ha ospitato i Giochi del 1964, tuttavia, nessuno spettatore, solo 900 invitati tra partners, ospiti olimpici e Capi e rappresentanti di Governo; 3500 giornalisti e circa 6000 atleti, in rappresentanza di 206 Paesi del mondo, che hanno sfilato per la tradizionale parata di apertura. La teatralità, il cast numeroso di figuranti, così come lo era stato a Rio de Janeiro 5 anni fa con oltre 1500 figuranti coinvolti, a Tokyo non si sono visti per scelta ( solo 60 le persone coinvolte nello spettacolo). Per il particolare periodo che viviamo bisognava lanciare un messaggio di speranza e di ripartenza ma senza eccessi e celebrazioni eclatanti per rispetto di quanti hanno sofferto in questo anno e mezzo di pandemia. Un obiettivo raggiunto per gli ideatori della cerimonia d’apertura giapponese. Ultima ad accendere la fiamma olimpica che arderà nello stadio per tutta la durata dei Giochi, ovvero fino a domenica 8 agosto, è stata la tennista giapponese Naomi Osaka, ritiratasi dal Roland Garros, giusto qualche settimana fa, per problemi di depressione.

IL RIFERIMENTO ALLA PANDEMIA ED I CERCHI OLIMPICI DI LEGNO Immancabile, così come anticipato anche da noi, il riferimento alla pandemia nel segmento iniziale della cerimonia d’apertura dei Giochi: Tutto è iniziato con un uomo solo nello stadio che, curvo su se stesso, si è rialzato ed ha iniziato a correre. Una metafora ben riuscita, insomma, di ciò che viviamo ed abbiamo vissuto ed un messaggio forte verso la ripartenza anche attraverso lo sport.  Nel mentre sugli schermi dello stadio è stato proiettato un video in cui è stato ripercorso il lungo periodo di lockdown mondiale dello scorso anno, si è vista anche la Piazza del Duomo deserta a marzo 2020 a Milano. La resilienza, dunque, rappresentata nella cerimonia da  un atleta  che ha corso su un tapis roulant e poi un filo rosso ha fatto capolino all’interno dello Stadio, pilastro del segmento “Uniti dall’Emozione e nell’Emozione”. Un momento malinconico, dunque, tipico giapponese ma non per questo di forte impatto. Una cerimonia  con un unico filo conduttore: la parità di genere ed il rispetto per la diversità, o meglio la disabilità. A sorpresa nel programma della cerimonia, durata oltre 3 ore e mezza, è entrato anche il ricordo dei caduti durante la pandemia e  della delegazione israeliana uccisa ai Giochi di Monaco del 1972.  La parata degli atleti è stata preceduta dall’ingresso in scena di una serie di anelli olimpici in legno, annunciata da un gruppo di falegnami intento a lavorare il legno, in omaggio ai Giochi di Tokyo del 1964. Lì, agli atleti di tutto il mondo è stato chiesto di portare semi che potessero essere piantati e diventare alberi.

LA SFILATA DEGLI ATLETI RIDOTTA Subito dopo l’inno nazionale, cantato dalla cantante giapponese, hanno fatto ingresso le delegazioni delle Nazioni partecipanti. Rispetto alle Olimpiadi del passato nello stadio è stato consentito  di sfilare solo un ristretto numero di atleti per ogni Paese. La Grecia, per tradizione olimpica, è entrata per prima. I Paesi del mondo  hanno sfilato in base all’ ordine nell’alfabeto giapponese. Anche qui una novità, la maggior parte delle nazioni ha scelto come portabandiera un uomo ed una donna. Come per l’Italia, vestita di bianco, che ha fatto ingresso per 18esima nello stadio guidata dagli alfieri Jessica Rossi ed Elia Viviani. L’Italia ha sfilato con  110 atleti di 21 discipline. Un numero ridotto rispetto ai 384 azzurri qualificati. Ad applaudire l’ingresso della delegazione italianail presidente del Coni, Giovanni Malagò, il Sottosegretario allo Sport del Governo, Valentina Vezzali, il membro dell’Esecutivo del Cio, Ivo Ferriani, il membro onorario del Cio, Manuela Di Centa, e Diana Bianchedi, coordinatrice generale del Comitato organizzatore dei Giochi di Milano Cortina 2026. La due ore di sfilata è stata chiusa dalla delegazione del Paese ospitante, ovvero dal Giappone.  

IL GIURAMENTO ED I DISCORSI UFFICIALI Il giuramento degli atleti, tecnici, ufficiali di gara (due per categoria, un uomo e una donna ed in contemporanea) è stato preceduto da uno dei momenti più coreografici della cerimonia: la proiezione del  logo di Tokyo 2020 in cielo, trasformatosi poi in un globo fatto di luci. Luce che ha illuminato il centro dello stadio, in cui è iniziata a risuonare la celebre canzone “Imagine” di John Lennon, il cui messaggio è proprio quello di unione di tutti i Continenti .  La prima a prendere la parola è stata Seiko Hashimoto, alla guida del Comitato Organizzatore: “Benvenuti in Giappone, sono grata a tutti voi per il rispetto e sono lieta di dire grazie al CIO e al Governo del Giappone, al Governo Metropolitano di Tokyo e a chi si è dato da fare per queste Olimpiadi. Dieci anni fa, quando presentammo la candidatura, molti erano orgogliosi di ciò ma molti stanno prendendo la voglia di lottare, ma noi li incoraggiamo e andiamo avanti ancora più forti. Ci chiediamo se ce la faremo: sì, oggi abbiamo dimostrato di poter tornare grandi“. Thomas Bach, Presidente del CIO, ha poi dato il benvenuto ai Giochi di Tokyo 2020: “Oggi è un momento di speranza, è molto differente da come ci saremmo immaginati, ma lasciate che si possa quantomeno di essere felici e che finalmente si può essere qui. Vivendo uno affianco all’altro per questa cosa meravigliosa che sono i Giochi e uniscono le persone, questo dà speranza a tutti noi per un passo importante verso il futuro”.

L’APERTURA DEI 32° GIOCHI OLIMPICI E’ stato l’Imperatore giapponese  Naruhito  a dichiarare ufficialmente aperte le Olimpiadi  di Tokyo 2020, come fece suo nonno nel 1964. Nel rituale olimpico anche l’ingresso nello stadio della bandiera a cinque cerchi, tra i portabandiera c’era anche la nostra pallavolista Paola Egonu.

IL FINALE SCENICO La rappresentazione scenica ha vissuto nel finale forse l’unico dei momenti più gioiosi dell’intera cerimonia con un breve omaggio alla tradizione giapponese del teatro Kubiko e soprattutto con la rappresentazione reale dei pittogrammi dei Giochi.

LA TENNISTA NAOMI OSAKA ULTIMA TEDOFORA La parità di genere, come si diceva, ha rappresentato un denominatore comune di tutta la cerimonia, non a caso la fiamma olimpica, dopo una staffetta durata quasi quattro mesi lungo tutto il Giappone, ha fatto ingresso nello stadio portata da una coppia, la prima di tre coinvolte. Tra i tedofori nello stadio anche un medico ed un infermiera. Attenzione anche alla disabilità con l’atleta paralimpica Wakako Tsuchida, penultima tedofora. E’ toccato alla tennista, numero 2 del mondo, Naomi Osaka, accendere il braciere olimpico sistemato al centro dello stadio e per la prima volta alimentato ad idrogeno.

Nonostante il covid e le restrizioni le Olimpiadi sono ora una realtà, una sfida vinta. Toccherà agli atleti da oggi e sino all’8 agosto raccoglierla e portarla avanti per dimostrare che il mondo può essere più forte del buio della pandemia. Si chiude così anche per me il primo giorno in Giappone con un bagaglio di emozioni già ricco.

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